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Il luppolo Made in Italy, il webinar di Rete di imprese

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Luppolo italiano sia per produrre birra italiana sia per chi vorrà dare italianità alle sue birre. Occupare a regime dal 3,5 all’8% del mercato globale con 5mila ettari coltivati e oltre 300 milioni di euro di valore: questo l’obiettivo a lungo termine, “il gol finale”, annunciato durante il convegno “Luppolo Made in Italy: la Filiera del Luppolo italiano” che si è svolto nella giornata di giovedì 29 ottobre in modalità streaming. Un confronto che ha costituito una nuova tappa fondamentale per la nascita di una filiera moderna, competitiva, sostenibile e di grande qualità, con il cuore economico, produttivo e organizzativo in Umbria.
Dopo due anni di sperimentazione in campo e tre anni di attività, la Rete di imprese (al momento sono 12 aziende agricole, agroalimentari e di innovazione tecnologica) “Luppolo Made in Italy”, con sede a Città di Castello e presieduta da Stefano Fancelli, ha organizzato questo momento di confronto per presentare il percorso fatto ma soprattutto per costruire passo dopo passo la filiera confrontandosi con istituzioni, produttori, stakeholders “per coinvolgere una platea vasta dando l’idea di una azione collettiva per portare ricchezza ad agricoltori, territori e birrifici”, come ha spiegato Fancelli.

Olio, Cia Umbria: "annata 2020-21 la migliore dal 2014"

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Per l’olio umbro questa è l’annata migliore dal 2014 a oggi. Secondo la Cia-Agricoltori italiani, per la campagna olearia 2020-2021 appena iniziata in molte zone del territorio regionale, l’Umbria segna un incremento rispetto allo scorso anno fino al 50% grazie ad un andamento stagionale particolarmente favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, con un’estate non siccitosa e scarsissimi attacchi della mosca olearia. Le rese sono ancora basse, in quanto in questo preciso momento le olive sono ancora cariche di acqua, mentre le varietà Leccino e Moraiolo non hanno ancora completato l’invaiatura (cambio colore della drupa) e pertanto la raccolta è ancora precoce.
La Cia-Agricoltori italiani dell’Umbria lo conferma dopo un giro di verifiche e consulenze con i frantoiani associati, riuscendo in questo modo ad avere un quadro chiaro e sintetico di come procede la raccolta in tutte le ciqnue sottozone umbre in cui la nostra Dop è suddivisa.

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