Carceri, Pensi incontra sindaci: “Rafforzare collaborazione”

Carceri, Pensi incontra sindaci: “Rafforzare collaborazione”

Prosegue il percorso di confronto istituzionale promosso dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, avvocato Andrea Pensi, con le amministrazioni comunali dei territori umbri nei quali sono presenti strutture penitenziarie.

Nel corso delle visite ai municipi tenutesi nelle scorse settimane, il Garante ha incontrato direttamente la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, e il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, avviando un confronto sulle iniziative che le rispettive amministrazioni promuovono e sostengono all’interno degli istituti penitenziari e sulle ulteriori possibilità di collaborazione per garantire i diritti delle persone detenute.

Al centro degli incontri, la volontà di consolidare il rapporto tra Comuni, istituzioni penitenziarie e Garante regionale, valorizzando le esperienze già avviate e individuando strumenti concreti per rendere effettivi i diritti di cittadinanza anche durante la detenzione.

Le esperienze realizzate nei tre territori dimostrano come la collaborazione tra amministrazioni locali e realtà penitenziarie possa tradursi in opportunità concrete. A Perugia, la Settimana della Custodia, promossa dal Comune insieme alla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, ha coinvolto persone detenute in interventi di riqualificazione degli spazi del carcere di Capanne, affiancando alle attività di cura dei luoghi percorsi di formazione professionale e laboratori, tra cui quello di mosaico rivolto alle detenute.

A Orvieto, il progetto “Libro, passaporto per la vita” ha rafforzato la collaborazione tra la Casa di reclusione e la Biblioteca pubblica “Luigi Fumi”, attraverso laboratori di scrittura creativa e iniziative di promozione della lettura, con l’obiettivo di sostenere la crescita personale e il reinserimento sociale. Esperienze diverse, accomunate dalla volontà di mantenere vivo il legame tra il carcere e la comunità di appartenenza.

È proprio a partire da queste buone pratiche che l’avvocato Pensi ha richiamato la necessità di un impegno condiviso per assicurare pienamente i diritti di cittadinanza delle persone detenute.

“I diritti di cittadinanza non vengono meno con la detenzione e non possono essere considerati secondari o sospesi per il solo fatto che una persona si trovi in carcere. Eppure, nella realtà quotidiana, proprio la condizione detentiva rischia troppo spesso di rendere più difficile l’esercizio di diritti fondamentali e l’accesso a procedure e servizi essenziali. È necessario che le istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, lavorino insieme affinché la detenzione non si traduca in un ulteriore fattore di esclusione dalla vita civile e amministrativa della comunità”.