Scarcerata perché incinta dopo rapporto in carcere: è polemica
Una detenuta è rimasta incinta dopo un rapporto sessuale che sarebbe avvenuto durante un colloquio con il compagno, pure lui detenuto.
E, come previsto per legge, ha chiesto e ottenuto di differire la pena da scontare, uscendo quindi dal carcere.
La notizia – resa nota dal Corriere dell’Umbria – ha fatto riaccendere i riflettori sul tema dell’affettività in carcere, diritto sancito da una sentenza della Consulta e messo in atto – in qualche carcere d’Italia – sulla base di linee guida del Dipartimento amministrazione penitenziaria, in cui però non è previsto il caso di incontri tra due persone detenute.
Senza considerare che, nel carcere perugino, al contrario di quello di Terni, una stanza per l’affettività – con tutte le regole annesse – non esiste.
I due detenuti – si apprende sempre dal Corriere – erano stati trasferiti nel carcere di Capanne dalla Toscana.
Dopo reiterate richieste, i conviventi, avevano ottenuto il via libera a un colloquio interno al carcere, non di quelli “intimi”.
Ma evidentemente, approfittando del fatto che non fosse prevista la sorveglianza di un agente, sono riusciti a completare l’amplesso, evidentemente senza usare precauzioni.
Sul tema è intervenuto il garante dei detenuti, Giuseppe Caforio, sottolineando la “assoluta delicatezza” del tema ma al contempo rimarcando la necessità di creare le condizioni, secondo i principi dettati dalla Corte costituzionale, per il diritto all’affettività, purché opportunamente regolate.
“Il problema – conclude Caforio – è capire anche l’eventuale natura strumentale talora del parto che almeno in astratto ci potrebbe essere”.
Intanto, lo stesso garante ha reso noto la sussistenza di molti ricorsi perché i detenuti lamentano la violazione del loro diritto, sancito dalla Consulta.
